Oggi al cinemino
17/07/2026
15:00🐶🇮🇹
17:00🇮🇹
19:00🌍
21:00🌍
21:30
in programmazione questa settimana
  •  🇮🇹 Doppiato ITA
  •  🌍 Sottotitolato ITA
  •  🐶 Cinebau

Restauro

Nella Los Angeles della fine degli anni Sessanta, mentre una generazione cerca nuove forme di libertà attraverso la musica, la poesia e la contestazione culturale, Jim Morrison emerge come una figura capace di incarnare sogni e contraddizioni di un’intera epoca. Insieme ai Doors, trasforma il palco in uno spazio di espressione assoluta, dove il rock diventa esperienza fisica, provocazione e ricerca personale. Il film segue la parabola di un artista affascinato dalla possibilità di superare ogni limite, raccontando il rapporto tra creatività, fama e desiderio di vivere secondo regole proprie. Attorno a Morrison prende forma un universo fatto di musica, relazioni, ambizioni e inquietudini, in cui il successo porta con sé tanto la celebrazione pubblica quanto una crescente difficoltà nel distinguere il personaggio dalla persona.

Oliver Stone non realizza un semplice ritratto biografico, ma un’immersione nell’immaginario di un’epoca e nella figura mitizzata di uno degli artisti più controversi della cultura popolare americana. The Doors riflette sul prezzo della trasformazione di un individuo in simbolo collettivo, sul rapporto tra autenticità e rappresentazione e sulla tensione continua tra libertà creativa e autodistruzione. Il regista privilegia l’esperienza emotiva rispetto alla ricostruzione documentaria, cercando di restituire l’energia, gli eccessi e le contraddizioni di un periodo in cui musica e identità sembravano inseparabili.

Attraverso uno stile visivo intenso e visionario, Stone costruisce un film attraversato dalla stessa febbre creativa che associa alla figura di Morrison. La macchina da presa segue il protagonista in un percorso in cui performance, vita privata e immaginazione finiscono per fondersi, mentre Val Kilmer offre un’interpretazione centrale per intensità e presenza scenica. Più che raccontare semplicemente la storia dei Doors, il film cerca di catturare il fascino e l’ambiguità di un artista diventato icona, e insieme il ritratto di un momento storico in cui la musica sembrava poter cambiare il modo di percepire il mondo.

Mar 21 Lug 21:00🌍

Stefano arriva in un piccolo paese della pianura emiliana per restaurare un antico affresco custodito in una chiesa. L’opera appartiene a Buono Legnani, un pittore ormai scomparso ricordato per le sue immagini inquietanti e per il rapporto ossessivo con il tema della sofferenza. Quello che inizialmente sembra un incarico professionale si trasforma lentamente in un viaggio dentro la memoria di una comunità apparentemente tranquilla, dove il passato continua a esercitare una presenza misteriosa. Gli abitanti del paese sembrano custodire ricordi che nessuno vuole raccontare fino in fondo, mentre Stefano si trova attirato da una storia sempre più difficile da ricostruire. In quel luogo sospeso tra normalità e inquietudine, ogni incontro sembra lasciare intravedere qualcosa di nascosto, trasformando la ricerca artistica in un confronto con un segreto che appartiene all’intera comunità.

Pupi Avati costruisce un horror profondamente originale perché sceglie di collocare la paura non in luoghi lontani o fantastici, ma negli spazi familiari della provincia italiana. Il film nasce dall’idea che il perturbante possa emergere proprio da ciò che appare ordinario: una strada di campagna, una casa silenziosa, un paese dove tutti sembrano conoscersi ma nessuno sembra disposto a parlare. L’atmosfera cresce attraverso dettagli minimi, attraverso l’attesa e la sensazione costante che qualcosa rimanga appena fuori campo. Più che affidarsi al terrore esplicito, Avati lavora sulla memoria, sul peso dei luoghi e sulle zone d’ombra che ogni comunità porta con sé.

Con La casa dalle finestre che ridono, Avati definisce uno stile personale destinato a distinguersi nel panorama del cinema di genere italiano. Il suo è un gotico radicato nel territorio, dove la luminosità della pianura emiliana convive con un senso crescente di disagio. La regia trasforma ambienti quotidiani in spazi misteriosi e costruisce un equilibrio raffinato tra realismo e suggestione. Ancora oggi il film conserva una forza particolare proprio perché dimostra che l’inquietudine più profonda non nasce necessariamente dall’eccezionale, ma da ciò che sembra conosciuto e improvvisamente rivela un lato nascosto.

Dom 19 Lug 19:30🇮🇹

Pietro ha costruito il rapporto con i suoi figli attorno alla montagna, trasmettendo loro il valore della fatica, della libertà e del confronto con un ambiente tanto affascinante quanto imprevedibile. Per Laura, la maggiore, quei paesaggi non sono soltanto un luogo da attraversare, ma una parte profonda della propria identità: una passione vissuta con naturalezza e con quella sicurezza inquieta tipica dell’adolescenza. Mara, la madre, conosce bene il carattere indipendente dei ragazzi e osserva con amore e apprensione il loro bisogno di misurarsi con il mondo. Quando una giornata in montagna cambia improvvisamente il destino della famiglia, nella loro casa entra un tempo nuovo, sospeso e doloroso, fatto di attese interminabili, domande senza risposta e di una quotidianità che continua a esistere mentre tutto sembra essersi fermato.

Stefano Chiantini racconta il dolore attraverso ciò che rimane quando le parole non bastano più. Separazioni è un film sull’assenza, sull’impossibilità di elaborare un’esperienza che sfugge a ogni tentativo di comprensione e sul modo in cui una famiglia può cambiare quando ogni persona affronta la sofferenza secondo un percorso diverso. Il regista sceglie un cinema discreto, lontano dalla ricerca dell’effetto emotivo immediato, lasciando che siano i silenzi, gli sguardi e i piccoli gesti quotidiani a raccontare la complessità dei sentimenti. La montagna diventa uno spazio interiore oltre che fisico, un luogo in cui convivono bellezza e inquietudine, memoria e paura.

La forza del film nasce dalla sensibilità con cui osserva i suoi personaggi, senza giudicarli e senza forzarne le emozioni.  È un’opera che appartiene a un cinema italiano attento alle fragilità private, capace di trasformare una vicenda familiare in una riflessione più ampia sul legame, sull’attesa e sul bisogno umano di trovare un senso anche davanti all’incomprensibile.

Sab 18 Lug 15:00🐶🇮🇹

Quasi vent’anni dopo il primo incontro che ha trasformato la vita di Andy Sachs e segnato l’immaginario del mondo della moda, il microcosmo di Runway torna a confrontarsi con un’epoca profondamente cambiata. La rivista che un tempo incarnava il potere assoluto dell’editoria fashion deve ora fare i conti con la crisi della carta stampata, l’avanzata del digitale e un sistema economico in cui l’immagine vale più della parola. Al centro di questa nuova fase c’è ancora Miranda Priestly, leggendaria direttrice di Runway, costretta a muoversi in un ambiente dove il prestigio costruito negli anni non basta più a garantire il futuro della testata. Quando il destino della rivista entra in una fase delicata, Miranda si ritrova nuovamente legata ad Andy Sachs, l’ex assistente che ha lasciato alle spalle il ruolo di giovane inesperta per diventare una giornalista affermata, ma che si trova a sua volta davanti alle difficoltà di un settore editoriale in trasformazione. Il ritorno negli uffici di Runway riporta Andy a confrontarsi con un passato mai completamente archiviato, con vecchie alleanze e con un mondo che, pur conservando il suo fascino, non è più quello di un tempo.

Se il primo film raccontava il prezzo dell’ambizione e la scoperta di un universo professionale tanto affascinante quanto spietato, Il Diavolo veste Prada 2 guarda alle conseguenze di quella stessa corsa al successo in un mondo in cui le regole sono cambiate. La moda rimane un territorio di desiderio, prestigio e trasformazione, ma dietro le immagini perfette delle passerelle emerge la fragilità di un sistema costretto continuamente a reinventarsi. Il film osserva il confronto tra generazioni, tra chi ha costruito il proprio potere attraverso l’autorevolezza e chi deve invece adattarsi a una realtà dominata dalla velocità, dai social media e dalla necessità di rimanere costantemente visibili. Andy e Miranda rappresentano due modi diversi di interpretare il successo: da una parte la ricerca dell’indipendenza e di una voce personale, dall’altra la difesa di un ruolo costruito attraverso anni di controllo, disciplina e sacrificio. Il ritorno di personaggi come Nigel ed Emily contribuisce a ricreare quella complessa rete di rapporti professionali e personali che aveva reso il primo capitolo molto più di una semplice commedia ambientata nel mondo della moda.

Ancora una volta il film utilizza il glamour come superficie narrativa per raccontare temi più ampi: il rapporto tra identità e carriera, il desiderio di riconoscimento, la trasformazione del lavoro creativo e il difficile equilibrio tra successo pubblico e realizzazione privata. L’universo di Runway diventa così lo specchio di un cambiamento culturale più generale, dove il valore dell’esperienza e della competenza si scontra con nuove forme di comunicazione e nuovi modelli di potere. Miranda Priestly, interpretata ancora una volta da Meryl Streep, non è più soltanto l’incarnazione dell’autorità assoluta, ma una figura chiamata a confrontarsi con il tempo che passa e con la necessità di ridefinire il proprio ruolo. Andy, invece, torna come una professionista più consapevole, portando con sé il peso delle scelte compiute e delle rinunce necessarie per costruire la propria identità.

Diretto nuovamente da David Frankel,  il sequel mantiene il legame diretto con il film del 2006, ritrovando lo stesso equilibrio tra ironia, ritmo brillante e osservazione del mondo della moda. Il ritorno di Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt e Stanley Tucci ricostruisce una delle dinamiche corali più riconoscibili della commedia contemporanea.

Ven 17 Lug 19:00🌍

Davide è figlio di uno dei più influenti e spregiudicati imprenditori edili di Roma, un uomo che ha costruito il proprio impero senza mai guardarsi indietro. Per metterlo alla prova, il padre gli affida un incarico decisivo, l’occasione per dimostrare di essere finalmente all’altezza dell’eredità familiare. Deve abbattere un vecchio stabile ormai fatiscente e sostituirlo con un esclusivo complesso residenziale. Un’operazione ambiziosa, carica di aspettative, alla quale Davide non può sottrarsi. Ma nell’edificio destinato alla demolizione vive ancora un’ultima residente, fermamente intenzionata a non lasciare la propria casa. Si tratta di Ursula, una donna non vedente, affascinante e combattiva, dotata di una forza interiore fuori dal comune.
Il confronto con lei si rivelerà ben più complesso del previsto e metterà in crisi le convinzioni di Davide. Attraverso Ursula, Davide sarà costretto a rallentare, ad ascoltare e a guardare il mondo con occhi diversi, scoprendo un modo nuovo e inatteso di dare valore alle persone e alle scelte della propria vita.

Dom 19 Lug 15:00🐶🇮🇹

Tra le brughiere dello Yorkshire, in un paesaggio aspro e battuto dal vento dove la natura sembra riflettere le passioni più profonde e incontrollabili dell’animo umano, nasce il legame tra Cathy Earnshaw e Heathcliff, due figure destinate a rimanere unite oltre ogni convenzione sociale. Lei appartiene a una famiglia segnata da contraddizioni e inquietudini; lui arriva a Wuthering Heights come un giovane estraneo accolto dal padre di Cathy, ma presto confinato ai margini della casa e della società per la sua origine e la sua posizione. Tra i due nasce un rapporto assoluto, fatto di complicità, ribellione e una vicinanza che sembra precedere qualsiasi scelta consapevole. Crescendo, quel legame si trasforma in una passione intensa e tormentata, ma il mondo intorno a loro impone regole, differenze di classe e aspettative che rendono impossibile vivere liberamente ciò che provano. Quando Cathy si trova davanti alla possibilità di scegliere tra il sentimento che la lega a Heathcliff e la sicurezza rappresentata da Edgar Linton, il loro rapporto entra in una spirale di desiderio, orgoglio e sofferenza destinata a mettere in discussione ogni idea convenzionale di amore romantico.

Adattamento del celebre romanzo di Emily Brontë, Cime tempestose segna l’incontro tra uno dei grandi miti della letteratura inglese e lo sguardo eccentrico e contemporaneo di Emerald Fennell. La regista non affronta la storia come un tradizionale dramma in costume, ma come un racconto di passioni estreme, dove amore e distruzione convivono senza possibilità di separazione. La relazione tra Cathy e Heathcliff diventa il centro di una riflessione sul desiderio come forza incontrollabile, sul bisogno di appartenere a qualcuno e sull’impossibilità di conciliare la propria identità con le aspettative imposte dalla società. Fennell guarda ai suoi protagonisti senza idealizzarli: sono personaggi dominati da impulsi contraddittori, capaci di cercarsi e ferirsi allo stesso tempo, intrappolati in un rapporto che supera la semplice dimensione sentimentale per assumere una forma quasi fisica e primordiale. La regista trasforma così il classico di Brontë in un racconto sulla libertà, sul possesso e sulla difficoltà di distinguere tra amore assoluto e bisogno di controllo.

Come già nei suoi lavori precedenti, da Una donna promettente a Saltburn, Emerald Fennell costruisce un universo visivo immediatamente riconoscibile, dove il passato viene filtrato attraverso una sensibilità moderna e una forte componente estetica. La sua versione di Cime tempestose sceglie una messinscena ricca, sensuale e volutamente eccessiva, lontana dall’austerità delle tradizionali trasposizioni letterarie. La regista lavora sul confine tra il gotico e il pop, tra il melodramma e la provocazione, rendendo visibile attraverso le immagini la natura estrema dei sentimenti dei personaggi.

Interpretato da Margot Robbie nel ruolo di Cathy e Jacob Elordi in quello di Heathcliff, il film affida ai suoi protagonisti una relazione fondata su attrazione, conflitto e continua tensione emotiva. La scelta di Fennell è quella di privilegiare il lato più istintivo e fisico del romanzo, mettendo al centro non soltanto la storia d’amore, ma il desiderio di due individui incapaci di adattarsi al mondo che li circonda. Il film rappresenta una nuova rilettura di un’opera già portata molte volte sullo schermo, scegliendo però una strada personale e riconoscibile. Cime tempestose diventa così non soltanto il racconto di una passione tormentata, ma un’esplorazione visiva e sensoriale dell’amore quando supera ogni limite, trasformandosi in una forza tanto irresistibile quanto pericolosa.

Ven 17 Lug 21:00🌍

Agnes vive in un bosco antico, dove il vento, gli alberi e le erbe raccontano storie di origine e mistero. La sua vita, intrecciata a quella del giovane William Shakespeare, si sviluppa tra gesti quotidiani, cura dei figli e l’intensità di un amore capace di attraversare difficoltà e incomprensioni. La coppia ha tre figli: Susannah e i gemelli Judith e Hamnet. Il film esplora il loro mondo domestico, le relazioni affettive, i legami profondi che uniscono genitori e figli, senza mai allontanarsi dalla realtà storica e sociale della loro vita. Quando la perdita tocca la famiglia, la narrazione indaga il lutto, la memoria e il modo in cui le esperienze dolorose influenzano la creazione artistica di Shakespeare, restando sempre centrata sulle emozioni dei protagonisti.

Il film scorre come un respiro lento e meditativo, seguendo i ritmi della natura e i passi dei personaggi. La regista osserva le routine quotidiane, gli affetti familiari, i piccoli gesti di intimità, intrecciando il dolore con la bellezza e la poesia dei luoghi. La campagna inglese, i boschi e le case sono rappresentati come estensioni dell’anima dei personaggi, dove ogni luce, ogni ombra e ogni suono contribuiscono a rendere palpabile la tensione emotiva. Il dolore non diventa tragedia spettacolare, ma presenza concreta e sensoriale che plasma il mondo intorno ai protagonisti.

La regia di Zhao è intimista e poetica, con una fotografia che cattura la luce naturale e i chiaroscuri dei volti e dei paesaggi. Gli attori, tra cui Jessie Buckley e Paul Mescal, compongono interpretazioni delicate e sottili, dove i silenzi hanno lo stesso peso delle parole. Hamnet è un film sulla famiglia, sull’amore e sull’arte che nasce dal dolore, capace di trasformare l’assenza in memoria viva e di dare forma a emozioni profonde attraverso immagini, gesti e sguardi, senza mai tradire la sensibilità storica e poetica del romanzo originale di Maggie O’Farrell.

Sab 18 Lug 21:30🌍
Lun 20 Lug 19:00🌍

Proiezione all’aperto gratuita Giardino delle Culture – Via Morosini, 8

Marc, regista in ambasce, “triste la mattina e manipolato al pomeriggio”, gira film che non vuole vedere. Ipercinetico e soggetto a frequenti crisi di collera, fugge i produttori che vorrebbero ridimensionare il suo lavoro e si ripara nelle Cevenne, nella casa di una vecchia zia che sa meglio di chiunque altro gestire la sua instabilità. In quell’angolo di mondo trascina tutti i suoi collaboratori, i più fedeli, deciso a realizzare finalmente la sua opera più radicale. Incontenibile e ossessivo, tormenta la sua équipe giorno e notte e trova mille scuse per distogliere la sua attenzione dal progetto principale. In pieno montaggio si lancia in progetti folli e stravaganti: la costruzione di uno studio di montaggio in un camion, un documentario su una formica (ogni giorno la stessa!), un film d’animazione su una volpe che si sogna parrucchiera… Ogni nuova idea rincorre la precedente, fino al giorno della verità e dell’ultimo ciak.

Ven 17 Lug 21:30