Nel Tepore del Ballo

Nel Tepore del Ballo

Nel Tepore del Ballo

  • 92 min.
  • Drammatico, Commedia
  • Italiano
  • 2026 (Italia)

Gianni Riccio attraversa il proprio successo come si attraversa una stanza troppo illuminata: con l’impressione costante che qualcosa, prima o poi, finirà per incrinarsi. Volto televisivo amato, uomo abituato al controllo dell’immagine e delle parole, vive immerso in un presente artificiale, rumoroso, dove ogni emozione sembra trasformata in spettacolo. Quando il crollo economico e giudiziario che lo travolge lo costringe a lasciare quella superficie brillante, il ritorno nei luoghi dell’infanzia assume lentamente il tono di un pellegrinaggio interiore. Non è soltanto un ritorno geografico, ma il riaffiorare di un tempo rimasto sepolto: case, odori, piccoli oggetti dimenticati, memorie che smettono di fare paura e tornano a scaldare. In questo spazio sospeso tra vergogna e nostalgia, riemerge anche un amore antico, consumato dal tempo ma mai davvero dissolto, come una melodia che continua a esistere sotto il rumore della vita adulta.

Pupi Avati costruisce un racconto che parla di caduta e redenzione senza mai indulgere nel melodramma. Il film si muove in una malinconia quieta, fatta di silenzi, stanze semibuie, corpi stanchi e dialoghi attraversati da una dolcezza improvvisa. Al centro non c’è tanto la crisi pubblica del protagonista, quanto il lento disfacimento delle sue maschere. Gianni è un uomo che ha passato la vita a interpretare un ruolo, e che ora si ritrova costretto a fare i conti con ciò che resta quando il prestigio, il denaro e la visibilità svaniscono. Il “tepore” evocato dal titolo non riguarda soltanto il ricordo di un ballo o di un amore giovanile, ma una sensazione più profonda: il desiderio umano di essere accolti ancora, nonostante tutto, dentro uno spazio emotivo capace di resistere alla degradazione del tempo.

Avati guarda i suoi personaggi con una compassione severa, mai assolutoria ma profondamente umana. Il suo cinema continua a interrogare l’Italia delle province, delle televisioni urlate, delle occasioni mancate, contrapponendo al cinismo contemporaneo una fragile possibilità di tenerezza. Il regista continua a cercare ciò che il suo cinema ha sempre inseguito: la possibilità che persino nelle vite più compromesse sopravviva ancora una forma minima di grazia.

  • Regia:Pupi Avati
  • Interpreti:Massimo Ghini, Isabella Ferrari, Raoul Bova, Giuliana De Sio, Sebastiano Somma, Lina Sastri, Pino Quartullo, Morena Gentile, Jerry Calà, Bruno Vespa, Patrizio Pelizzi
  • Sceneggiatura:Pupi Avati
  • Musiche:Stefano Arnaldi
  • Fotografia:Cesare Bastelli
  • Montaggio:Ivan Zuccon
  • Produzione:Duea Film con RAI Cinema
  • Distributore:01 Distribution
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