Fragile equilibrio

Fragile equilibrio

Frágil equilibrio

  • 82 min.
  • Documentario
  • 2017 (Spagna)

Sulle parole dell’ex presidente uruguayano José (Pepe) Mujica, il cui pensiero mette fortemente in discussione molti aspetti della società contemporanea, si dipanano tre storie di vita in altrettanti diversi continenti. Impiegati giapponesi intrappolati nella macchina produttiva di grandi aziende, migranti sud-sahariani che dal monte Gurugù, nei pressi di Melilla, ogni giorno sfidano la morte nel tentativo di raggiungere l’Europa, famiglie spagnole distrutte dalla recessione, costrette a lasciare le proprie case in seguito alla speculazione immobiliare. Uno sguardo su un’umanità lacerata da contraddizioni profonde e un invito a riflettere sul senso del cammino intrapreso, ripensando alla necessità di relazioni sostenibili tra gli individui stessi e il loro quotidiano.

Girato in Uruguay, Giappone, Spagna, Marocco, Messico, Hong Kong, Stati Uniti, Qatar, Regno Unito e Cile, Fragile Equilibrio indaga su questioni urgenti che oggi sono cruciali per l’umanità: immigrazione, crisi economica, sfratti, consumismo ma anche sopravvivenza, alienazione, identità, libertà, solitudine, amore e morte. È un viaggio attraverso culture, luoghi e contesti socioculturali differenti; un invito a cambiare se stessi per cambiare il mondo.

  • Regia:Guillermo García López
  • Interpreti:José (Pepe) Mujica
  • Musiche:Zeltia Montes
  • Fotografia:Pablo Bürmann
  • Produzione:Sintagma Films
  • Distributore:Mescalito Film
  • Premi:Miglior documentario ai Premi Goya, Miglior documentario al Festival di Valladolid, premio della giuria e premio del pubblico al Cine Las Américas Film Festival di Austin (Texas), premio del pubblico a Cinemambiente Torino 2017
  • Racconta il regista: “A Melilla siamo andati solo io e il mio socio Pedro, senza nessuna pre-produzione. Non sapevamo nemmeno come saremmo arrivati lì, perché l’esercito marocchino ha l’ordine di arrestare chiunque provi a filmare con le telecamere. Poi ci sono anche paramilitari che non fanno parte dell’esercito, che sono persone violente e razziste e spesso uccidono anche i migranti che cercano di oltrepassare il confine. C’è uno dei capi che addirittura investe i ragazzi con le auto, ma l’Unione Europea questo non ce lo racconta. Non ci racconta che i fondi per la politica migratoria vanno alla Spagna, che li dà al Marocco per costruire la barriera e bloccare i migranti, anche con la violenza.”

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