Dopo il crollo economico di una città aziendale nel Nevada rurale, Fern carica i bagagli nel suo furgone e si mette sulla strada alla ricerca di una vita al di fuori della società convenzionale, come una nomade dei tempi moderni. Nomadland vede la partecipazione dei veri nomadi Linda May, Swankie e Bob Wells nella veste di guide e compagni di Fern nel corso della sua ricerca attraverso i vasti paesaggi dell’Ovest americano.

Vincitore di 6 premi Oscar 2021, tra cui miglior film e miglior regia.

“Come in The Rider, anche Nomadland (basato sul libro di Jessica Bruder) è un film di resistenza e di umiltà, di consapevolezza e di accettazione. La dolente Fern, che ha la faccia perfetta di Frances McDormand, è la sintesi di una società produttiva spinta oltre i limiti – e infatti l’unico lavoro stagionale che Fern ottiene è quello in un magazzino Amazon – che prova a cercare (nuovamente) coesione tra i valori universali e ancestrali, tornando sulle rotte migratorie tracciate dalla disperazione della Grande Depressione. Ed è tra la terra ed il cielo che Zhao fa idealmente incontrare John Steinbeck e Dorothea Lange, gli Indiani d’America e l’acciaio arrugginito di città fantasma, mangiate dalla polvere e dalla rabbia. La Fern di Nomadland è piccolissima al cospetto del cosmo idealizzato dalla regista ed enfatizzato da una potenza visiva aggraziata dalle musiche di Ludovico Einaudi.”

Damiano Panattoni – hotcorn.com

Ispirato ad una storia vera, “Stitches – Un legame privato” racconta di Ana, una sarta di Belgrado da anni alla ricerca del figlio, scomparso alla nascita. Tutti intorno a lei hanno abbandonato le speranze, ma un giorno Ana vive una svolta inattesa grazie a una donna che potrebbe spezzare il silenzio, aiutandola a scoprire la verità.
Ana è un’eroina moderna una donna tenace, in lotta contro le istituzioni e la burocrazia.
Scritto dall’autrice di “Dio è donna e si chiama Petrunya”, vincitore dell’Europa Cinemas Label, un film che scava profondamente nelle emozioni per giungere fino alla speranza.

“…È un thriller dall’andamento lento, rarefatto e quasi senza tempo (non fosse per il tema, che lo contestualizza nei primi anni del 2000), quello che il regista Miroslav Terzic appoggia sulle spalle dell’eccellente protagonista Snežana Bogdanovic, nei panni di una donna spezzata da una verità in cui crede, e che vede, solo lei. Un film che deve molto a Roman Polanski per l’inquietudine che anima la protagonista Ana e in generale tutta la vicenda, continuamente in bilico tra l’essere una fantasia folle o una cruda verità, e che sposa in più di un’occasione un pedinamento dei personaggi alla Van Sant, con la camera alle spalle a significare, di volta in volta, aderenza emotiva o agguato…” Ilaria Ravarino “MYMOVIES”

“Il risultato convince ed è coinvolgente dall’inizio al finale aperto” NONSOLOCINEMA

“Un elegante ibrido tra storia vera e riflessivo thriller d’autore” VARIETY

 

 

RIFKIN’S FESTIVAL è una vera antologia “ Alleniana”, il film ha come protagonista Mort Rifkin (Wallace Shawn, perfetto alter ego di Allen, bruttino, buffo, ma anche saldamente narciso), un ex professore di storia del cinema sposato da tempo con Sue (Gina Gershon), una donna affascinante, forse troppo per Allen/Shawn e aggressiva, carrierista addetta stampa di cinema.

L’azione si svolge a S.Sebastian, e per il professore di cinema andare ad un Festival per la prima volta è una grande novità e occasione, una vera festa che ha per oggetto l’argomento dei propri studi, ma l’emozione non sarà l’unica e nemmeno la più importante: al festival presenzia Mort, l’amico francese della moglie. Immediato il legittimo sospetto che il rapporto di Sue con Philippe (Louis Garrel), giovane regista suo cliente, non sia solo professionale…

Stavolta Woody gioca come non mai con le citazioni cinematografiche e cinefile. il grande Cinema di un tempo diventa fuga dallo squallore e dalle frustrazioni  e fioriscono citazioni, omaggi, da Fellini a Godard, da O.Wells a Bergman.

“Il modo poi in cui Allen sbertuccia certi pseudoautori narcisi, tronfi, pretenziosi e didascalici contemporanei, è davvero sublime. Philippe-Louis Garrel rilascia interviste in cui pare completamente sprovvisto di senso (auto)critico e di ironia.
Sostiene ad esempio «di voler dire qualcosa di importante sulla fame nel mondo» con il suo film. «Immagino tu sia contrario», ribatte prontamente Rifkin.
O ancora, osserva, senza alcun pudore, di «voler portare pace tra Israele e Palestina»… Auguri” (AMICA.IT)

Quando Milla Finlay, adolescente gravemente malata, si innamora del piccolo spacciatore Moses, si avvera il peggior incubo dei suoi genitori. Ma poiché il primo incontro di Milla con l’amore fa nascere in lei una nuova gioia di vivere, le cose si fanno confuse e la morale tradizionale va a farsi friggere. Milla mostra a tutti coloro che gravitano nella sua orbita – i suoi genitori, Moses, un sensibile insegnante di musica, un piccolo violinista in erba e una vicina incinta dotata di un’onestà disarmante – come vivere quando non si ha niente da perdere. Quello che avrebbe potuto essere un disastro per la famiglia Finlay, la spinge invece a lasciarsi andare e a trovare la grazia nel meraviglioso caos della vita. Babyteeth racconta gioiosamente quanto sia bello non essere morti e quanto lontano si possa andare per amore.

“Spero che gli spettatori abbiano un’esperienza viscerale, profonda, nel guardare Babyteeth, che li spinga a desiderare e celebrare le loro relazioni” Shannon Murphy (Regista)

Il film della Murphy è un vero gioiellino capace di sdrammatizzare i momenti più duri. La sceneggiatura non è verbosa o pesante. Il cast corale recita all’unisono e racconta una piccola grande storia che purtroppo ha toccato molti di noi, (…) in primis Ben Mendelsohn che conferma, se mai ce ne fosse bisogno, quanto gli attori bravi entrino nella parte (Eco del Cinema)