C’era una volta mia madre

C’era una volta mia madre

Ma mère, Dieu et Sylvie Vartan

  • 102 min.
  • Commedia, Drammatico
  • C
  • Francese
  • 2025 (Francia)

Esther è un turbine di energia e di luce in un mondo che sembra voler imporre limiti. La sua vita è fatta di gesti generosi e parole decise, e nel piccolo Roland, nato con un piede torto, vede non la fragilità, ma la promessa di una forza che nessuno ancora osa immaginare. Il suo sguardo non si posa solo sul corpo del figlio, ma attraversa la possibilità del mondo, un luogo in cui le difficoltà non sono ostacoli ma trampolini verso un destino possibile. In ogni carezza, in ogni parola detta con fermezza, Esther costruisce un universo in cui l’amore diventa pratica, disciplina, sogno tangibile. La tenerezza e la determinazione si mescolano, creando un’atmosfera dove la realtà più concreta — ospedali, ingessature, riabilitazioni — si trasforma in un rituale di speranza e di desiderio.

Il ritmo del film è sospeso tra la frenesia delle azioni quotidiane e la lentezza necessaria per percepire ogni piccolo progresso. Le stanze della casa di Esther e Roland diventano spazi di esplorazione, con la luce che filtra dalle finestre e cattura ogni dettaglio di mani, passi, sorrisi e lacrime. La città degli anni Sessanta si staglia sullo sfondo come un personaggio silenzioso: tra il vociare dei vicini, i rumori dei mercati, le ombre dei lampioni, la narrazione sembra muoversi su un piano sensoriale, fatto di odori, suoni e texture della vita quotidiana. È un cinema che fa sentire il corpo, che invita a misurare il tempo delle emozioni con quello dei gesti, dove l’ostinazione diventa poesia e la promessa di una madre prende forma nello spazio e nel respiro dei giorni.

Ken Scott dirige con delicatezza e precisione, raccontando un mondo interiore attraverso dettagli visivi e ritmi misurati. La macchina da presa indugia sui volti, sulle mani che sorreggono, sui movimenti impercettibili che parlano più delle parole. La fotografia, morbida e calda, amplifica la vicinanza emotiva con i personaggi, mentre gli attori restituiscono la complessità dei ruoli con naturalezza e forza, senza teatralità. Il contesto estetico anni Sessanta è reso vivo nei colori, nei tessuti, nei dettagli domestici, creando un equilibrio perfetto tra realtà e favola. C’era una volta mia madre diventa così un racconto di resilienza, di amore che non si misura in gesti eroici ma nella costanza, nella presenza, nella capacità di trasformare la difficoltà in possibilità.

  • Regia:Ken Scott
  • Interpreti:Leïla Bekhti, Jonathan Cohen, Josephine Japy, Sylvie Vartan, Jeanne Balibar, Lionel Dray, Anne Le Ny, David Ayala, Milo Machado-Graner, Naël Rabia
  • Sceneggiatura:Ken Scott
  • Fotografia:Guillaume Schiffman
  • Montaggio:Yvann Thibaudeau
  • Produzione:Egérie Productions, Gaumont Television
  • Distributore:BIM Distribuzione
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